Martedì sono andato a prendere Remo e Corrado (i dializzati) all’Ospedale di Santa Maria Annunziata, come al solito.
Riportando Corrado, la moglie che lo attende sempre sulla porta di casa, mi ha chiesto se poteva salire un attimo sul pulmino per poter salutare Remo.
Corrado, che era già sceso, mi faceva dei gran segni cercando di farmi capire cosa era successo, ma io non capivo.
La moglie ha abbracciato Remo facendogli le condoglianze.
Ho quindi appreso in quel momento che la notizia sul giornale di pochi giorni prima, che parlava di quella persona che era deceduta a seguito dei vapori emessi dalla fermentazione dell’uva a Pontassieve, si riferiva al figlio di Remo.
“E’ una grande disgrazia” ha commentato lui e l’ha ringraziata della sua gentilezza.
Sono ripartito per accompagnare Remo a Montedomini ed ho pianto, silenziosamente, ho pianto per tutto il viaggio.
Quando siamo arrivati, dopo le manovre necessarie per far scendere la carrozzina dall’auto, l’ho abbracciato e gli ho dato un bacio, spiccicando quattro parole di amicizia e condoglianze.
E lui: “Grazie Maurizio. E’ una grande disgrazia. Coraggio, la vita va avanti.”
Capite che lezione? !
Remo: 70 anni, senza una gamba, che passa metà della sua vita in dialisi, che vive a Montedomini, che perde due giorni prima un figlio di 40 anni, che lascia una moglie ed una bimba di sette anni, dice a me “Coraggio, la vita va avanti”.
Remo, che se non venivo a saperlo casualmente, continuavo a parlare del più e del meno spiritosamente, come mio solito, per intrattenerlo chiaccherando del tempo, delle novità di Firenze, commentando con stile sulle belle donne che incontriamo per la strada e che nulla mi aveva dato ad intendere. Non un lamento, sempre pronto a sorridere.
Che lezione ragazzi… Che lezione di vita!
Maurizio