| Volontariato: perché? |
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E' una domanda che mi pongo spesso: per quale motivo dedicare qualche ora ogni settimana ad aiutare qualcuno, senza un guadagno personale? Questo era l'interrogativo al quale ho cercato risposta quando -quasi tre anni fa- sono entrato per la prima volta in quella che è diventata una sorta di seconda famiglia. “Apparentemente nessuno” Questa dovrebbe essere la spiegazione, l'unica razionale che mi possa venire in mente riflettendo su come possano essere diversamente impiegate le quattro ore di un normale turno... O almeno, lo sarebbe se non ci avessi mai provato.
Perché da quando sono entrato nella Misericordia di Varlungo ho capito che il volontariato non si può semplicemente ridurre ad un bilancio di costi e benefici personali: c'è molto altro dietro, concetti non quantificabili certamente in termini di denaro, vantaggi materiali o simili. Lavorare con la vita di persone -siano esse anziani bisognosi di trasporto o il nostro prossimo in pericolo di vita- non è qualcosa di misurabile o di descrivibile con qualche giro di parole. Un libro intero probabilmente non basterebbe per rendere davvero chiaro 'cosa' faccia di un volontario quel che è, e ancora meno sarebbe sufficiente per spiegare il motivo di una scelta della quale tuttora sono fiero. Per sommi capi posso dire di essere un volontario per una questione di scambio equivalente. Un motivo stupido direte voi lettori, ma che almeno una volta nella vita in molti devono avere sentito: è tanto strano vedendo i propri cari, i propri conoscenti in difficoltà sentirsi impotenti o comunque inadeguati alla situazione? E' tanto strano vedendo dei semplici volontari -persone sconosciute delle quali non si conosce nulla- aiutare coloro a cui tieni, di desiderare di poter quantomeno ricambiare l'aiuto ricevuto in qualche modo? Essere membro di questa Misericordia è per me un modo per ripagare un debito che prima o poi potrei dover contrarre: se mai dovesse accadermi qualcosa, qualcuno verrebbe in mio aiuto. Prima che quel momento arrivi -se mai verrà- voglio aver fatto la mia parte, aver dato a questa famiglia (perché questo è lo spirito che sento quando sono qui) anche solo una minima parte del sostegno che io, come chiunque altro, potrei ricevere in qualunque momento. “Perché è quel che sento giusto fare” Si, dubito ci possa essere una risposta più completa di questa ad una domanda del genere. Questo è ciò che provo, ogni volta che attraverso l'entrata del Pronto Soccorso più vicino. Con questo spirito scendo dal mezzo al termine di ogni servizio. Ed è con parole simili che -settimana dopo settimana- continua questa volontaria avventura. Tommaso Cambi |




