| Per gli altri o per me stesso? |
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Come ho cominciato questa esperienza? Vi voglio raccontare di me e di quanto m’è capitato qualche anno fa. Era una di quelle mattine in cui sembra che tutto vada storto e che i tuoi problemi siano insormontabili. Quando senza ragione ti monta dentro l’angoscia e non sai perché; non sai come combattere l’oppressione strisciante, e il magone ti prende allo stomaco; quando senti pungere dietro le palpebre e vuoi solo ricacciare indietro le lacrime e non farti vedere piangere dagli altri.
Soprattutto se sei un tipo che nessuno sospetterebbe capace di certe debolezze. Ebbene, in una di quelle mattine, senza un motivo particolare, ancora non so perché, mi balenò in testa un’idea: perché non fare qualcosa per gli altri? “Un impegno in più ti può aiutare a non pensare,” - mi dissi,- “magari anche solo per un po’. Non risolverai nulla ma almeno…. In fondo da quando sei in pensione non hai fatto che perdere tempo…” Il pomeriggio allungai la passeggiata che stavo facendo, durante la quale ancora rimuginavo sui fatti miei e su quanto m’era venuto in mente, sempre più scontento, e quasi senza accorgermene, mi trovai di fronte al bel tabernacolo trecentesco che prima della nuova sede faceva mostra di sé all’ingresso del piazzale della Chiesa di S. Pietro a Varlungo. Conoscevo il posto perché nella Misericordia di Varlungo, uno dei miei figli aveva fatto l’obiettore. Il Presidente mi ricevette subito con cordialità e quando gli parlai dei miei propositi, confusamente, senza nemmeno sapere, in fondo, in che cosa volevo poi effettivamente impegnarmi, mi illustrò quali e quante erano le attività della Confraternita, molte delle quali non immaginavo nemmeno. Non sapevo cosa scegliere, tutto quello che mi era stato prospettato rimaneva per me ancora un mondo vago e impreciso. Fu il caso a decidere; una testa si affacciò alla porta dell’ufficio: “ Presidente, ci hanno richiesto il trasporto per una dimissione di un paziente, gli dico che siamo disponibili?”. “ La squadra di turno è già impegnata, siamo solo io e te. Se ci sono le scale di mezzo come si fa!”. E la testa, di rimando: “ Perché, lui chi è? Mi pare che le braccia ce l’abbia! Gli si dà un camice bianco, gli si dice come s’adopra il coltrino, gli si fa vedere come si leva e si mette la barella dall’ambulanza e siamo pronti! Si va!” Così cominciai. Quel pomeriggio, un servizio via l’altro; appena ne finivi uno subito un altro pronto per ricominciare. Imparai molto, quel pomeriggio. Imparai che i problemi degli altri sono nascosti dietro le mura delle case o nei luoghi di cura, ma ci sono, anche se non li vedi. Che molti che possono contare solo sugli altri, talvolta rinunciano fino a quando possono, perché rivolgersi agli altri crea imbarazzo e vergogna. Che il coraggio e la volontà di superare le difficoltà li puoi trovare anche dove meno te lo aspetti. Imparai che si può avere bisogno, chiedere aiuto e, nell’ottenerlo, non perdere mai la propria dignità. Ma soprattutto, imparai molto su di me. Mi resi conto che quello che avevo fatto in qualche modo cambiava la vita, perchè mutava completamente la prospettiva dalla quale guardarla, la vita. Quelli che mi erano sembrati problemi seri, i miei, erano in realtà di minor conto, se paragonati a tanti altri che mi era capitato di vedere. Guardavo finalmente gli altri senza dire a me stesso che erano più fortunati di me perché lo sembravano. E mi sentii utile, quando tornai a casa quella sera, come raramente succede! Continuai…….. Da quel giorno ho fatto altra strada. Ho frequentato corsi per migliorarmi in quello che faccio e ora il 118 mi utilizza in casi più complessi. Mi occupo, nella stessa Confraternita, di formare nuovi volontari, preparandoli nella pratica, meglio possibile. Ho qualche anno in più e qualche responsabilità in più. Certo l’ansia e l’insoddisfazione sono sempre lì, pronte a cercare di farti loro, ma ora è molto più facile combatterle! Ogni tanto mi pongo una domanda: “Lo faccio per aiutare gli altri o lo faccio per aiutare me stesso?”. Confesso che non ho una risposta definitiva! Forse per entrambi? E allora non pensate che io sia un pedante, retorico trombone se dico: “Guardati intorno, guardati dentro, non chiuderti; sono sicuro che troverai una via per la tranquillità”.
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