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Scritto da Maurizio Strada
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Martedì sono andato a prendere Remo e Corrado (i dializzati) all'Ospedale di Santa Maria Annunziata, come al solito. Riportando Corrado, la moglie che lo attende sempre sulla porta di casa, mi ha chiesto se poteva salire un attimo sul pulmino per poter salutare Remo. Corrado, che era già sceso, mi faceva dei gran segni cercando di farmi capire cosa era successo, ma io non capivo. La moglie ha abbracciato Remo facendogli le condoglianze. Ho quindi appreso in quel momento che la notizia sul giornale di pochi giorni prima, che parlava di quella persona che era deceduta a seguito dei vapori emessi dalla fermentazione dell'uva a Pontassieve, si riferiva al figlio di Remo.
"E' una grande disgrazia" ha commentato lui e l'ha ringraziata della sua gentilezza.
Sono ripartito per accompagnare Remo a Montedomini ed ho pianto, silenziosamente, ho pianto per tutto il viaggio.
Quando siamo arrivati, dopo le manovre necessarie per far scendere la carrozzina dall'auto, l'ho abbracciato e gli ho dato un bacio, spiccicando quattro parole di amicizia e condoglianze.
E lui: "Grazie Maurizio. E' una grande disgrazia. Coraggio, la vita va avanti." Capite che lezione? ! Remo: 70 anni, senza una gamba, che passa metà della sua vita in dialisi, che vive a Montedomini, che perde due giorni prima un figlio di 40 anni, che lascia una moglie ed una bimba di sette anni, dice a me "Coraggio, la vita va avanti". Remo, che se non venivo a saperlo casualmente, continuavo a parlare del più e del meno spiritosamente, come mio solito, per intrattenerlo chiaccherando del tempo, delle novità di Firenze, commentando con stile sulle belle donne che incontriamo per la strada e che nulla mi aveva dato ad intendere. Non un lamento, sempre pronto a sorridere.
Che lezione ragazzi... Che lezione di vita!
Maurizio |
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Inverno 2008. Il mio secondo servizio in ambulanza. I primi momenti di un'esperienza che sfocia, adesso, in una reale e gratificante passione. Incrociammo i nostri sguardi, avevamo la stessa età, separata soltanto da alcuni mesi che in quell'attimo non facevano di certo la differenza. Mi sorridesti beato e si leggeva fra le rughe del tuo volto, la presenza di una sofferenza ardua, di un dolore troppo forte per essere combattuto dai tuoi scarsi anni.
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Riflessioni di un formatore |
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I tempi sono cambiati e con essi le metodiche di intervento in un soccorso.
Un tempo il fratello della Misericordia non aveva altro compito se non quello di prelevare il malato o l’infortunato da dove si trovava e trasferirlo nel più breve tempo possibile presso una struttura ospedaliera dove altri avrebbero assunto la responsabilità della cura.
Oggi, che ci siamo resi conto che le azioni del soccorritore possono influenzare in modo decisivo
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La Misericordia di Varlungo è stata da sempre parte integrante della mia vita, fin dai miei primi ricordi.
E’ ancora nitida nella mia memoria l’immagine di quella domenica mattina, quando nella piazzetta di Rovezzano fu chiesto a mio padre, intento a comprare il giornale, di entrare a far parte di questa associazione: nessuno mai avrebbe immaginato che l’incontro fortuito con quello sconosciuto avrebbe rappresentato per lui una svolta straordinaria nel corso della sua vita.
Ricordo bene l’entusiasmo che trapelava dai racconti dei suoi primi interventi di soccorso, la soddisfazione che gli derivava dall’aver aiutato
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Storia della Chiesa di Spugnole |
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STORIA DELLA CHIESA DI S. MARIA A SPUGNOLE

La Chiesa Parrocchiale di San Pietro a Varlungo gestisce anche per scopi sociali la vecchia Chiesa parrocchiale di S. Maria a Spugnole che è ubicata in cima alla collina che si trova poco prima di Vaglia sulla sinistra del torrente Calza e della strada Bolognese.
Una volta le Chiese fuori dei grandi
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Servizio Civile: un'esperienza in prima persona |
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Pochi esami alla tesi e la voglia di mettermi in gioco in qualcosa di più pratico... Sono capitata alla Misericordia di Varlungo quasi per caso.
Ricordo la paura, l’entusiasmo, l’emozione “della prima volta”.
Ti senti vulnerabile, ti metti in un angolo e guardi il contesto, cercando in te quello spirito di adattamento necessario.
Ma subito avverti di non sentirti diverso.
Varcato l'ingresso di via della Loggetta non esistono differenze tra chi c'è da anni e tra chi è appena arrivato,tra chi è ingegnere e chi è operaio, tra i diversi orientamenti
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E' una domanda che mi pongo spesso: per quale motivo dedicare qualche ora ogni settimana ad aiutare qualcuno, senza un guadagno personale? Questo era l'interrogativo al quale ho cercato risposta quando -quasi tre anni fa- sono entrato per la prima volta in quella che è diventata una sorta di seconda famiglia.
“Apparentemente nessuno”
Questa dovrebbe essere la spiegazione, l'unica razionale
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Perchè serve il Volontariato ? |
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Premesso che il Volontariato spazia in tutti i campi ed in tutti i settori, io personalmente da alcuni anni sono Volontario Soccorritore presso la Misericordia di Firenze Est Varlungo.
Dedico il mio tempo libero con grande soddisfazione, ma anche perché vedo il grande bisogno che esiste e che viene richiesto a settore, bisogno che riguarda una eterogeneità di persone da quelle malate a quelle infortunate, da quelle portatrici di handicap a quelle con problemi e bisogni personali.
Chi come me si adopra in questo settore, sa benissimo la necessità ed il bisogno enorme di prestare la propria opera,
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Per gli altri o per me stesso? |
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Come ho cominciato questa esperienza?
Vi voglio raccontare di me e di quanto m’è capitato qualche anno fa.
Era una di quelle mattine in cui sembra che tutto vada storto e che i
tuoi problemi siano insormontabili.
Quando senza ragione ti monta dentro l’angoscia e non sai perché; non sai come combattere l’oppressione strisciante, e il magone ti prende allo stomaco; quando senti pungere dietro le palpebre e vuoi solo ricacciare indietro le lacrime e non farti vedere piangere dagli altri.
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La Preghiera dell’aviatore |
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Nell’aria fredda e rarefatta dell’alta quota, rovesciò l’aeroplano, rotandolo su sé stesso; quindi, tirando verso di sé la barra di comando, costrinse il muso ad abbassarsi fino a puntare, dritto, contro la superficie terrestre, ventimila piedi più in giù.
Alla fine della solita, monotona missione di addestramento aveva chiesto al Controllo Traffico Aereo uno spicchio di cielo tutto per sé per un po’ di acrobazia e per consumare il carburante di troppo per l’atterraggio.
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